Restituire le opere rubate dai Nazisti in Italia.

A proposito di opere rubate, a frandi titoli ha annunciato la richiesta del direttore della Galleria degli Uffici della restituzione di una natura morta depredata dai Nazisti durante l’occupazione in Italia. Il direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, ha lanciato un appello al suo paese d’origine, «La Germania ha il dovere morale di restituire questo capolavoro rubato al nostro museo. Il direttore si fa ritrarre appende la stampa dell’originale creato nei primi del Settecento da Janvan Huysum, pittore olandese, fotografato da Alinari, nel punto dove trionfava prima d’essere nascosto, in tempo di guerra, in una villa e poi essere trafugato dai soldati di Hitler. Sulla copia Schmidt ha apposto sei etichette con la parola «rubato» in tre lingue: italiano, inglese e tedesco e con tanto di etichetta esplicativa. E da oggi, quando il museo tornerà aperto al pubblico, c’è chi spiegherà che nonostante la provenienza olandese, «Vaso di Fiori» appartiene legittima-mente a Palazzo Pitti, uno dei musei che fanno parte della Galleria degli Uffizi e dunque all’Italia. Acquistato nel 1824 dal granduca Leopoldo II di Lorena per la Galleria Palatina appena fondata», conferma il direttore. Che poi ammette che le ferite della seconda guerra mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate in quel capitolo della storia dedicato all’arte depredata. E propone: «La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e il nazismo e fare in
modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari». Sono tante purtroppo, probabilmente migliaia. Alcune, come l’olio su tela del pittore fiammingo, sono finite a privati.«Ma non è una ragione perché lo stato tedesco non possa e non debba agire. È una questione di etica e il mio Paese ha il dovere di rispettare la legge morale e cambiare, per esempio, la prescrizione di questi crimini». Eppure il ritorno del capolavoro non è solo una questione morale. «Fa parte della storia del museo, nella Sala dei Putti, svelava insieme ad altre opere la nascita della natura morta di fine Seicento e inizi Settecento. Dialogava, insieme ad altri autori, con i visitatori contemporanei, creava un’atmosfera precisa, si raccontava e raccontava un’epoca. Non esiste altro luogo dove il capolavoro di Janvan Huysum può essere custodito se non la Sala dei Putti della Galleria Palatina di Palazzo Pitti». Oltretutto la vicenda è diventata anche un caso giudiziario. La procura di Firenze ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato d ’estorsione. Il dipinto, conservato oggi si presume dagli eredi del soldato che lo avrebbe rubato e portato in Germania, è stato offerto alla Galleria degli Uffizi da diversi mediatori per 500 mila euro, un prezzo al ribasso perché il suo valore per gli esperti è di milioni di euro. Una sorta di riscatto, un’estorsi-one) per una delle tante opere perdute. Come la «Testa di Fauno», una scultura di Michelangelo, conservata al Bargello e rubata nell’agosto 1944 dai nazisti dal castello di Poppi, dove era stata nascosta per salvarla. Ma questa è un’altra storia, una delle tante purtroppo. Questo diventa anche una scusa per ricominciare a parlare di un tema che potrebbe avere elementi di approfondimento anche per altre questioni su opere trafugate nelle aree archeologiche e nei musei di tutto il mondo, dal periodo neoclassico sino ad oggi, per esempio, la Gioconda di Leonardo da Vinci, Il fregio del Partenone ad Atene, le mummie in Egitto, solo per citarne alcune, su un elenco lunghissimo.

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