La giornata della memoria

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto.

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Con la Giornata della memoria si ricorda la Shoah, la persecuzione e il genocidio degli ebrei da parte dei nazisti, per inculcare alle nuove generazioni la memoria dell’Olocausto e prevenire il ripetersi dell’orribile esperienza europea.  Mario Rigoni Stern: “La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi“. Per ricordare, appunto, e capire meglio la Shoah e il suo significato, proponiamo dieci film sullo sterminio degli ebrei da guardare in occasione della Giornata della memoria. Tra grandi classici e letture alternative della tragedia:

  1. Schindler’s List: del 1993 con la regia di Steven Spielberg, concome Liam Neeson e Ralph Fiennes. Ispirato dal romanzo omonimo di Thomas Keneally, la storia è basata sulla vita di Oskar Schindler, un imprenditore tedesco che salvò circa 1.100 ebrei durante la seconda guerra mondiale. Un classico nella nostra lista di film da vedere sulla Shoah. 12 nomination all’Oscar e un totale di 7 statuette guadagnate, tra cui miglior film e miglior regia.
  2. Il diario di Anna Frank: film del 1959 diretto da George Stevens basato sull’adattamento teatrale del diaro omonimo, la raccolta degli scritti della ragazza ebrea durante gli anni in cui visse, con la famiglia, in clandestinità ad Amsterdam e che finisce con l’ultima annotazione del 1 agosto 1944, poco tempo prima dell’arresto e della deportazione della sua famiglia. Anna Frank morì nel 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. La pellicola del 1959, prodotta a soli 14 anni di distanza dalla morte della protagonista, fu presentato in concorso al 12° Festival di Cannes e vinse tre premi Oscar.
  3. La vita è bella: il film del 1997 diretto e interpretato dall’attore italiano Roberto Benigni che è stato premiato con tre premi Oscar – su sette nomination – per miglior film straniero, migliore attore protagonista e migliore colonna sonora di Nicola Piovani. La vicenda raccontata è quella di una famiglia ebrea italiana che viene deportata in un campo di concentramento. Il protagonista, Guido Orefice, interpretato dal premio Oscar Roberto Benigni, farà credere al figlio, durante la reclusione, che la loro famiglia ha preso parte a uno strano gioco, per cui c’è in ballo un premio finale.
  4. Il pianista: un film toccante tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Wladyslaw Szpilman che, nel 2002, vinse la palma d’oro al Festival di Cannes. Il racconto, toccante e drammatico, narra le vicende di un pianista ebreo che assiste alla creazione del ghetto di Varsavia, e racconta della sopravvivenza e della fuga del protagonista dal ghetto. Accompagnano la pellicola le note del pianista, impregnando la storia di un’ulteriore drammaticità.
  5. The Reader – A voce alta: 5 nomination e un Oscar per la migliore attrice protagonista a Kate Winslet. Un film struggente basato sull’adattamento del romanzo omonimo di Bernhard Schlink. Il film è diviso in due parti: la prima narra di una storia d’amore tra un 15enne e una 36enne, la seconda riguarda un processo che vede imputate diverse guardie di un campo di concentramento, accusate di aver provocato la morte di centinaia di donne ebree all’interno di una chiesa. Una storia struggente e drammatica il cui finale lascia senza fiato.
  6. La tregua: il film di Francesco Rosi, tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi. L’autore racconta il viaggio che ha dovuto affrontare dopo che l’esercito sovietico ha liberato i prigionieri rimasti nel campo di Auschwitz. Il film del 1997 è stato presentato al 50° Festival di Cannes.
  7. Train de vie – Un treno per vivere: una rilettura quasi ironica della Shoah. Il film del 1998, diretto da Radu Mihaleanu, è stato presentato al Festival di Venezia. La trama racconta di un giovane, anche chiamato “il folle” che nel 1941 torna al suo villaggio ebraico in una città dell’Europa dell’Est e annuncia l’arrivo dei tedeschi. Con la sua comunità decide di inscenare la partenza di un finto treno di deportati per sfuggire ai nazisti: un treno che, in realtà, è diretto in Palestina.
  8. Shoah, il film: un documentario di oltre 600 minuti, opera magistrale del regista francese Claude Lanzmann. Il documentario è girato in Polonia e ha la caratteristica dare la parola, tramite diverse interviste, ai sopravissuti dell’Olocausto, ex ufficiali dell’SS e gente dei luoghi in cui è ambientato.
  9. La scelta di Sophie: il film valse un premio Oscar come migliore attrice protagonista a Meryl Streep. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di William Styron e narra le vicende di un aspirante scrittore che fa la conoscenza, trasferitosi a New York, di una coppia di ragazzi che vivono nella stessa casa: lei, una donna polacca immigrata dopo la detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz e lui un giovane ragazzo ebreo. L’amicizia dello scrittore con la coppia si fa sempre più intima fino a quando la donna polacca confessa un segreto. Il film del 1982 è stato inserito, dall’American Film Institute, nella classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi.
  10. La signora dello zoo di Varsavia: il film del 2017 con Jessica Chastain ispirato a una storia realmente accaduta contenuta nel libro Gli ebrei dello zoo di Varsavia basato sulla storia di Antonina Żabińska. La Żabińska, insieme al marito direttore dello zoo, cerca di difendere gli animali prossimi alla macellazione da parte dei tedeschi. Guadagnano la fiducia degli ufficiali di Hitler e, in gran segreto, riescono a salvare centinaia di ebrei facendoli nascondere nella loro casa e tra le gabbie dello zoo.

A questi potremmo aggiungere altri titoli come:

  • La verità negata: La verità negata è un film di Mick Jackson che racconta il processo intentato dal David Irving contro la professoressa universitaria e studiosa della Shoah Deborah Lipstadt colpevole di averlo definito un negazionista. La pericolosa tesi di David Irving è che, non essendo mai avvenuto l’Olocausto, egli non può essere definito un negazionista, ma uno storico. Il processo è quindi un mezzo per far passare pericolose tesi che negano il genocidio ebraico, solo la determinazione della Lipstadt e del suo team di avvocati riuscirà ad evitare che una bugia così grande si trasformi in una pericolosa verità per il grande pubblico.
  • Il figlio di Saul di László Nemes: “Hai tradito i vivi per i morti” dal film Il figlio di Saul, sconvolgente opera prima del regista ungherese László Nemes raccontata attraverso il volto svuotato e lo sguardo disperato di Saul Auslander (Géza Röhrig), prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz. Nemes fa parte del Sonderkommando, gruppo di deportati costretti a collaborare con  i nazisti.
  • Rimuove i corpi dalle camere a gas per poi portarli ai forni crematori e, infine, disperderne le ceneri nell’acqua. Tra questi ritrova il figlio adolescente e vuole almeno garantirgli una degna sepoltura. Per farlo si mette alla ricerca di un rabbino che possa recitare il Kaddish, la preghiera funebre ebraica. Dentro l’orrore di un lager nazista l’impresa diventa la missione della sua vita, una ricerca di umanità in un luogo dove non ci sono più lacrime da versare e la pietà sembra essere stata definitivamente abbandonata.
  • Il Grande Dittatore di Charles Chaplin: “Anna puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Anna. Le nuvole si diradano, comincia a risplendere il sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro aridità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Anna. L’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno, verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Anna. Lassù.” Un grido di speranza che arriva direttamente al cuore, – come il monologo di Charles Chaplin nella parte finale del film -, e scuote le coscienze degli individui, fa aprire gli occhi verso un futuro più aperto e libero.
  • Il portiere di notte di Liliana Cavani: “Non illudiamoci che la memoria sia fatta di vaghe ombre: è fatta di occhi, che ti guardano dritto in faccia. E di dita, che ti accusano” dichiara il portiere di hotel Max (Dirk Bogarde), ex ufficiale nazista. Dopo anni ritrova Lucia (Charlotte Rampling), una ex deportata ebrea che credeva morta con la quale aveva iniziato una relazione ambigua e perversa. L’incontro fra i due fa emergere ricordi, orrori ed ossessioni mentre Max inizia ad esplorare le proprie colpe.
  • Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman: “Tuttavia ci sono momenti in cui un fratello ed un a sorella abbassano le armi per un istante e parlano da esseri civili” dichiara Bruno (Asa Butterfield), otto anni, figlio di un ufficiale del braccio destro??? (molto vicino al?) del Führer. Lo sterminio nazista è già iniziato ma lui non sa nulla di tutto questo. Vive la sua infanzia inconsapevole e spensierato. Fino a quando, però, il padre riceve il comando del campo di concentramento di Auschwitz. Dalla sua casa isolata, vede una recinzione alta e impenetrabile dove ci sono persone che indossano tutte un pigiama grigio a righe. Il  bambino si avvicina e incontra Shmuel (Jack Scanlon), un ragazzino ebreo suo coetaneo. I due diventano amici, oltre le barriere che li dividono. La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di John Boyne, è molto fedele al testo.
  • PRIMO LEVI. SE QUESTO E’ UN UOMO (TESTIMONIANZE DI DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI)

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