Dal Neoclassicismo ad oggi

Il Neoclassisimo è un movimento culturale che si sviluppa in Europa e in America del Nord tra la seconda metà del ‘700 e i primi dell’800. Si manifesta soprattutto nelle arti figurative ma influenza anche l’architettura, la letteratura, il teatro. La cultura neoclassica promuove il ritorno all’arte classica, greca e romana: armonia, equilibrio, e proporzione si affermano in reazione agli eccessi dello stile ridondante e iperbolico del periodo precedente, il Barocco. Nel libro Storia dell’arte dell’antichità del 1764, lo storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann formula il principio fondante dell’estetica neoclassica: l’arte non deve esprimere le passioni ma la bellezza ideale e assoluta, depurata da ogni residuo di realismo. Fondamentali per la diffusione del Neoclassicismo sono le scoperte archeologiche effettuate a partire dal 1738 in Italia. In questi anni infatti vengono rinvenute le città romane di Ercolano e Pompei. L’Italia diventa la tappa fondamentale per l’educazione estetica degli intellettuali europei e l’emblema della continuità con il mondo classico. Nell’ambito della scultura, il maggiore esponente del Neoclassicismo è l’italiano Antonio Canova. Le sue opere, ispirate a temi classici e mitologici, incarnano l’ideale del bello assoluto. La sua ricerca della perfezione formale si esprime nella grazia delle figure così come nella solennità dei monumenti funebri, che Canova esegue per eminenti personalità dell’epoca. In pittura, la purezza formale del Neoclassicismo si ritrova nei dipinti di Jacques-Louis David e di Jean-Auguste-Dominique Ingres, caratterizzati dall’eleganza del disegno. Il tedesco Anton Raphael Mengs, amico e collaboratore di Winckelmann, lascia una preziosa testimonianza di pittura neoclassica nel Parnaso, affresco di Villa Albani a Roma. Anche l’architettura accoglie gli ideali neoclassici. I migliori esempi si devono ad architetti italiani, come Giuseppe Piermarini, autore del Teatro alla Scala di Milano e della Villa Reale di Monza. Sul versante letterario, la nobile grandezza dell’antichità risuona in alcune opere di Johann Wolfgang Goethe, Ugo Foscolo e Vittorio Alfieri. L’inglese Alexander Pope, traduttore dell’Iliade e dell’Odissea di Omero, offre con i suoi componimenti un modello di razionalità ed eleganza. I governi nati alla fine del ‘700 dalla Rivoluzione americana e dalla Rivoluzione francese adottano l’estetica neoclassica nell’architettura civile e urbana. L’intento è quello di trovare legittimazione attraverso la democrazia dell’antica Grecia e nella Roma repubblicana. E così farà anche Napoleone Bonaparte, per inserire il proprio impero nella tradizione dell’impero romano. Questa ricerca di legittimazione nel passato genera un’attenzione senza precedenti per la salvaguardia dei patrimoni artistici nazionali, principale lascito del Neoclassicismo. Il neoclassicismo dispensa

Il Romanticismo Il Romanticismo è un movimento culturale che si diffonde in Europa nella prima metà dell’800 e che interessa pittura, letteratura e musica. All’idea classica di bello come armonia ed equilibrio, il romanticismo sostituisce il fascino per il sublime, ossia ciò che suscita emozioni grandiose, estasi, rapimento per le forze oscure della natura e perfino orrore. Il Romanticismo nasce in Germania con la rivista letteraria “Athenäum”, fondata a Berlino nel 1798 dai fratelli August e Friedrich Schlegel. I Romantici rifiutano l’idea che la Ragione sia l’unica guida delle azioni umane. Dànno rilievo invece al sentimento, al desiderio di libertà e alla tensione verso l’ignoto che risiedono nello spirito dell’uomo. Incarnazione dell’uomo romantico è l’artista, perché è attraversato da grandi passioni e perché grazie al suo ispirato genio creativo entra in contatto con l’infinito. È un individuo che persegue la propria libertà sia nell’arte che nella vita, e si ribella alle rigide norme della tradizione artistica e del conformismo borghese. Lo spirito romantico non distingue tra arte e vita. Emblematico è il caso del poeta inglese George Byron: innamorato della cultura greca, nel 1824 muore combattendo per l’indipendenza della Grecia dall’Impero ottomano. Protagonisti della pittura romantica sono gli inglesi John Constable e William Turner che dipingono paesaggi carichi di vibrante intensità emotiva. Fra gli scrittori, il più noto è certamente il tedesco Johann Wolfgang von Goethe. Nel suo I Dolori del giovane Werther il protagonista, incarnazione della sensibilità romantica, soccombe alla passione amorosa che lo tormenta. In musica è il tedesco Robert Schumann il maggior esponente del Romanticismo, ma già Ludwig von Beethoven aveva espresso il forte sentimento dei romantici, soprattutto nelle sinfonie. Il Romanticismo manifesta caratteristiche diverse nei vari paesi europei: per esempio in Italia, divisa e dominata da potenze straniere, assume caratteri patriottici, come nell’opera Nabucco del musicista Giuseppe Verdi. Più in generale però il romanticismo esprime la delusione storica per gli esiti della Rivoluzione francese, che ha diffuso idee di uguaglianza ma, allo stesso tempo, ha portato guerre in tutta Europa. In ambito artistico il suo più importante lascito è l’idea del predominio della creatività individuale sulle regole della tradizione. Tra i capolavori romantici della pittura trovano posto: Il Bacio di Hayez, La libertà che guida il popolo di Delacroix e Pioggia, vapore e velocità di Turner. Mentre tra le opere letterarie si distinguono gli Inni alla notte di Novalis e La Certosa di Parma di Stendhal. il romanticismo dispensa

La zattera della Medusa

I Macchiaioli

Sono un gruppo di pittori italiani attivi in Toscana negli anni ’50 e ’60 dell’800. I principali esponenti del gruppo sono Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Silvestro Lega. I macchiaioli abbandonano i soggetti storico-mitologici della pittura neoclassica e le emozioni grandiose dei paesaggi dipinti dai romantici. Prediligono invece scene umili di vita quotidiana. Il gruppo si riunisce abitualmente al Caffè Michelangelo di Firenze e proprio in questa città, all’Esposizione Nazionale del 1861, vengono mostrati i primi quadri macchiaioli. In realtà il termine nasce solo l’anno successivo. A coniarlo è un critico della “Gazzetta del Popolo”, che li definisce spregiativamente “macchiaioli”, con riferimento alla loro tecnica profondamente antiaccademica. Per i macchiaioli infatti il colore ha la priorità sul disegno e viene steso a macchia con brevi pennellate. I contorni sono perciò sfumati, luci e ombre scolpiscono i volumi, e le figure sono rese con decisi contrasti tonali. In questo modo si cerca di riprodurre la realtà così come appare a un rapido colpo d’occhio. Per i macchiaioli l’arte è anche impegno civile. Molti di loro partecipano alle guerre d’indipendenza italiana o ne rappresentano degli episodi con taglio cronachistico, assecondando la loro predilezione per i toni umili e anticelebrativi. Campo italiano dopo la battaglia di Magenta di Giovanni Fattori è il primo quadro italiano a rappresentare un avvenimento di storia contemporanea. Altri temi prediletti da questo pittore sono i ritratti e i paesaggi, soprattutto marini. Il fiorentino Telemaco Signorini è tra i primi a interessarsi agli aspetti più umili della realtà, come prigioni e manicomi. Silvestro Lega propone invece un mondo borghese intimo e domestico, che sembra dimenticato dalla storia. Ricorrente nei suoi quadri è la figura femminile, spesso ritratta mentre si dedica a passatempi. Del gruppo fa parte anche lo scultore fiorentino Adriano Cecioni che sceglie soggetti umili per le sue statue.
Diego Martelli è invece il teorico dei macchiaioli; la sua villa a Castiglioncello diventa una sorta atelier. Il movimento dei macchiaioli è considerato l’espressione pittorica del naturalismo e del verismo, movimenti culturali del XIX secolo che si sforzano di rappresentare il mondo in chiave realista. Incompresi dalla cultura ufficiale del loro tempo, vengono rivalutati nel ‘900. Per il loro uso innovativo del colore, molti studiosi li considerano oggi i precursori della pittura impressionista. I Macchiaioli mappe

L’Impressionismo

è un movimento pittorico nato a Parigi nella seconda metà dell’800. Nasce ufficialmente il 15 aprile 1874 in occasione della mostra tenuta nello studio del fotografo Nadar da un gruppo di artisti respinti dal Salon di Parigi, il tempio della pittura ufficiale. La mostra ha un esito disastroso e provoca feroci polemiche. Ispirandosi al titolo del dipinto Impression, soleil levant di Claude Monet, il critico d’arte Louis Leroy definisce ironicamente questi pittori impressionisti. Gli impressionisti lasciano gli atelier per lavorare all’aperto nelle campagne, nelle periferie, nelle piazze. Utilizzano cavalletti portatili e colori a olio in tubetti, fabbricati per la prima volta in questi anni. Lo scopo è cogliere l’impressione visiva della realtà; da qui la necessità di un’esecuzione rapida, senza disegno preliminare, senza ritocchi e sfumature. Il fondamento della tecnica impressionista è lo studio della luce e del colore; per conferire la massima luminosità ai dipinti gli impressionisti accostano direttamente sulla tela i colori puri; aboliscono l’uso del nero per realizzare le ombre, che vengono rese combinando diversi colori. Spesso gli impressionisti rappresentano il medesimo soggetto in diversi momenti del giorno per mostrare come la luce, nel suo continuo divenire, trasformi cose e colori. L’impressionismo è considerato una corrente artistica unitaria, tuttavia le varie personalità del gruppo interpretano in maniera diversa i principi comuni. Edouard Manet è il primo a rompere con la tradizione accademica, anche se non partecipa mai alle mostre impressioniste. Claude Monet è il più rappresentativo del movimento: è il pittore della luce, del colore e dell’en plein air. Accanto a lui ci sono Camille Pissarro e Alfred Sisley, delicato interprete della natura. Pierre-Auguste Renoir dipinge luminose figure femminili e Berthe Morisot, pittrice raffinata, predilige gli ambienti familiari. Di Edgar Degas sono celebri i dipinti sul mondo del balletto classico e delle corse di cavalli. Paul Cezanne, invece, si allontana progressivamente dall’impressionismo, enfatizzando la rappresentazione dei volumi e riducendo le forme alla loro essenza geometrica. Gli anni in cui fiorisce l’impressionismo sono gli stessi in cui una nuova attenzione alla realtà investe ogni disciplina: è il periodo in cui nasce la fotografia, e in cui si diffonde il realismo letterario francese. Nel suo tentativo di rappresentare la realtà così come appare all’osservatore, l’impressionismo è vicino alla filosofia positivista, che promuove un’indagine razionale e scientifica della realtà fondata sull’esperienza diretta. L’Impressionismo ha il merito di aver aperto la via a un nuovo linguaggio pittorico, ponendo le premesse per molte avanguardie del Novecento. Gran parte delle principali opere impressioniste sono esposte a Parigi al Musée d’Orsay. L’impressionismo dispensa

Il Post-impressionismo

è una tendenza artistica che supera i concetti dell’Impressionismo, conservandone solo alcune caratteristiche, per andare a scavare più a fondo nella libertà del colore per avventurarsi verso strade non ancora percorse. Si differenzia dall’impressionismo poiché ora gli artisti effettuavano gli studi del disegno all’interno del proprio atelier. Caratteristiche comuni ai Postimpressionisti furono la tendenza a cercare la solidità dell’immagine, la sicurezza del contorno, la certezza e la libertà del colore. Particolare tecnica pittorica di questo periodo è il Pointillisme.
Al Post-impressionismo si collegano tutti quegli orientamenti artistici che si svilupparono in Francia ma che ebbero importanti ripercussioni anche nel resto d’Europa all’incirca tra il 1880 e gli inizi del 1900.Fra i più celebri post-impressionisti vanno ricordati Georges Seurat, Paul CezannePaul GauguinVincent Van Gogh ,Henri de Toulouse Lautrec  che influenzeranno significativamente tutta l’arte pittorica del Novecento, ed il movimento divisionista italiano. Tra i post-impressionisti italiani si possono ricordare Dante Conte, Vincenzo Vela, Gino Paolo Gori e Giuseppe Pellizza da Volpedo.Il Post-Impressionismo comprende una vasta gamma di stili artistici distinti che condividono la motivazione comune di rispondere alla opticality del movimento impressionista. Le variazioni stilistiche riuniti sotto la bandiera generale della gamma Post-Impressionismo dal orientato scientificamente Neo-impressionismo di Georges Seurat al simbolismo rigoglioso di Paul Gauguin, ma tutti concentrati sulla visione soggettiva dell’artista. Il movimento ha inaugurato un’epoca durante la quale la pittura trascendeva il suo ruolo tradizionale di una finestra sul mondo e invece è diventata una finestra nella mente e l’anima dell’artista. L’impatto di vasta portata estetica del post-impressionisti influenzato gruppi sorti durante il turno del XX secolo, come gli espressionisti, così come i movimenti più contemporanei, come l’arte femminista identità legate.

Espressionismo

L’espressionismo dispensa

Edvard Munch

l’Urlo animazione

Ernst Ludwig Kirchner è un pittore, scultore e incisore tedesco. È considerato uno dei padri dell’Espressionismo, corrente artistica dei primi anni del Novecento che cerca di svincolarsi dalle regole del passato per esprimere con più efficacia le tensioni emotive e psicologiche dell’uomo. Ernst Kirchner nasce ad Aschaffenburg, in Baviera, nel 1880. Fin da giovane si appassiona alla pittura e alla scultura. Tra il 1901 e il 1905 studia architettura a Dresda. Contemporaneamente frequenta un laboratorio di pittura a Monaco. In questo periodo si accosta all’opera di artisti come Edvard Munch, Paul Gauguin, Vincent Van Gogh, di cui ammira l’uso del colore, slegato dalla rappresentazione realistica della realtà in favore di una visione fortemente soggettiva. L’esigenza di tradurre in immagini il proprio stato emotivo e mentale influenza profondamente la sua poetica, e lo spinge a fondare a Dresda, nel 1905, il primo gruppo di artisti espressionisti: Die Brücke, il ponte. Come indica il nome, il movimento intende creare un’arte libera dai canoni del passato e che si slanci verso il futuro. Le prime opere di Kirchner rispecchiano pienamente questa tensione. Nel 1907 dipinge Autoritratto con modella, in cui esaspera le tonalità cromatiche, e ritrae volti simili a maschere tribali dell’arte africana e orientale. I tratti elementari dell’arte primitiva servono a esprimere con immediatezza il mondo interiore dell’artista. Nel 1911, insieme ai membri del Die Brücke, si trasferisce a Berlino. Due anni più tardi, in seguito a rivalità e contrasti, il movimento si scioglie. La vita in città diventa per Kirchner una fonte di grande ispirazione. La frenesia e l’alienazione metropolitane lo angosciano. Allo stesso tempo, però, gli suggeriscono figure e prospettive deformate, accostamenti cromatici sempre più dissonanti. Sono di questo periodo quadri come Scena di strada berlinese e Nollendorf Plaz. Nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Kirchner si arruola come volontario. In seguito a un forte esaurimento nervoso si trasferisce a Davos, in Svizzera, dove rimarrà fino alla morte, afflitto da una grave depressione. Con Autoritratto da soldato, del 1915, Kirchner lascia una traccia carica di sofferenza della propria esperienza in guerra. A partire dagli anni venti, ritrae soprattutto paesaggi alpini in chiave astratta. Gregge di pecore, del 1938, testimonia quanto anche il rapporto con la natura sia diventato drammatico: da una parte il richiamo primordiale all’equilibrio e alla quiete, dall’altro lo straniamento e l’angoscia di essere soli al mondo. Nel 1937 molte delle sue opere vengono sequestrate e distrutte dai nazisti, perché ritenute arte degenerata, inconciliabile con gli ideali di purezza e perfezione del regime. Il 15 giugno 1938, a 58 anni, Kirchner muore suicida a Davos.

Il pittore Giorgio De Chirico è il maggior esponente della pittura metafisica, una corrente artistica italiana del primo ‘900 che vuole rappresentare il mistero nascosto dietro la realtà visibile attraverso immagini oniriche e irreali. De Chirico nasce il 10 luglio 1888 a Volos, in Grecia. La madre è una nobile genovese, il padre un ingegnere. Cresce ad Atene dove frequenta i corsi di disegno del Politecnico. Alla morte del padre, la famiglia si trasferisce in Germania. De Chirico si iscrive all’Accademia di Belle Arti: è influenzato dagli scritti di Nietzsche e dalle opere dei pittori Arnold Böcklin e Max Klinger.

Con il fratello Alberto, scrittore che usa lo pseudonimo di Savinio, De Chirico soggiorna a Firenze dove dipinge il suo primo quadro metafisico, L’enigma di un pomeriggio d’autunno. In occasione del Salon des Indépendants di Parigi, il poeta Guillaume Apollinaire apprezza la novità della pittura di De Chirico: le piazze, le torri, le statue. Tutti elementi che esprimono un senso di desolazione e mistero. È Apollinaire a definire questo stile come metafisico, per la capacità di evocare un mondo non percepibile dai sensi. Per De Chirico sono anni di intensa attività artistica.

I soggetti sono accostati l’uno all’altro ma privi di relazione logica. La scena è immersa in un’atmosfera fuori dal tempo dove si fondono elementi di modernità e architetture classiche. Una luce irreale taglia le piazze vuote creando ombre gigantesche. Quando l’Italia entra in guerra nel primo conflitto mondiale, De Chirico si arruola e viene inviato a Ferrara. Colpito da una crisi nervosa è ricoverato all’Ospedale Militare; qui conosce il pittore Carlo Carrà che, con De Pisis e Savinio, si avvicina alla pittura metafisica. Durante gli anni ferraresi dipinge Le muse inquietanti, Ettore e Andromaca, Il Trovatore e gli interni metafisici. La figura umana diventa un manichino senza volto, metafora inquietante della solitudine umana.

Le opere di De Chirico influenzano i surrealisti, avanguardia artistica che nasce negli anni ’20. De Chirico però non aderisce al movimento. Lo scrittore surrealista Breton parlerà di De Chirico come di un Genio Perduto Nel 1930 sposa la ballerina Raissa Gurievich. Si separeranno l’anno successivo. Poco dopo De Chirico conosce Isabella Far, la donna che gli starà accanto tutta la vita. A partire dagli anni Trenta la sua pittura cambia completamente, perde molto della sua carica dirompente e si concentra sul recupero di elementi classici e barocchi.

Gli architetti di epoca fascista, Piacentini e Guerrini, si ispirano alle sue opere. Nel dopoguerra De Chirico è ormai un artista affermato. Espone in tutto il mondo: Giappone, Stati Uniti, Germania. Alterna l’attività di scultore a quella di scenografo. Illustra I Promessi sposi e l’lliade. Muore a Roma il 20 novembre 1978 all’età di 90 anni, salutato dalla critica come maestro indiscusso dell’arte.

La Popo Art A. Warhol,